Attentato a Ranucci: sequestrati a Lavitola sette manoscritti, tre telefonini e due pen drive

Gli inquirenti stanno analizzando il materiale sequestrato all’imprenditore Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre 2025 a Pomezia. Tra gli oggetti ritrovati ci sono sette manoscritti, tre telefoni e due pen drive. Lavitola è stato interrogato per due ore dalla Procura di Roma, ma ha scelto di non rispondere alle domande, fornendo lunghe dichiarazioni spontanee per ribadire la sua estraneità ai fatti.

Il suo legale ha dichiarato che Lavitola è sconvolto dalle accuse, sottolineando il loro stretto rapporto di amicizia. L’imprenditore ha anche negato di aver mai tentato di fuggire in Camerun e ha spiegato che si trova lì per motivi di lavoro. Le indagini hanno portato all’arresto di quattro persone, accusate di essere gli esecutori materiali dell’attentato, e di un camerunense, Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario tra Lavitola e il gruppo di esecutori.

L’ordigno utilizzato era composto da gelatina da cava, un materiale esplosivo obsoleto ma altamente distruttivo. Le indagini hanno rivelato che Lavitola avrebbe dato mandato a Tavares di reperire esplosivo e di organizzare l’attentato. Le autorità stanno ancora indagando sul movente, mentre Ranucci è stato convocato in Procura per fornire ulteriori informazioni. La dinamica dell’attentato ha coinvolto anche un sopralluogo da parte degli esecutori, il cui viaggio è stato tracciato grazie a telecamere e analisi telefoniche.

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