Capaci, 34 anni dopo: il ricordo di un sacrificio che ha cambiato l’Italia
Sono trascorsi 34 anni dal 23 maggio 1992, una data che ha segnato profondamente la storia della Repubblica Italiana. Lungo l’autostrada A29, nei pressi di Capaci, un attentato dinamitardo ha causato la morte del magistrato Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di tre agenti della scorta: Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.
L’attentato, concepito da Cosa Nostra, si è consumato nel tardo pomeriggio. Falcone, appena atterrato all’aeroporto di Punta Raisi, si trovava a bordo di una delle tre auto blindate della scorta. Il convoglio si stava dirigendo verso Palermo quando il commando mafioso, posizionato sulle colline, ha atteso il passaggio delle vetture. Sotto l’asfalto era stata collocata una potente carica esplosiva di circa 500 chili.
Alle 17:56, il telecomando ha attivato l’esplosione. La prima auto, con a bordo gli agenti, è stata colpita in pieno, sbalzata a oltre cento metri. I tre agenti sono morti sul colpo. La seconda auto, guidata da Falcone, ha subito un impatto devastante e il magistrato e la moglie sono deceduti poche ore dopo in ospedale. La terza auto ha subito danni ma ha permesso la sopravvivenza di alcuni agenti e automobilisti.
Commemorare quel giorno significa rinnovare l’impegno contro l’illegalità. Le idee di Falcone, mirate a colpire i patrimoni mafiosi e a promuovere la cooperazione internazionale, continuano a essere fondamentali nella lotta alla mafia.
