La morte di Fakir, i periti della Procura: “Lo schiacciamento è stata concausa della morte”

Lo schiacciamento del corpo di Abderrahim Fakir durante l'intervento della polizia è stato identificato come una concausa della sua morte. I periti della Procura hanno stabilito che, senza tale compressione, il decesso del 42enne, avvenuto il 19 luglio a Bologna, non si sarebbe verificato. Nella loro relazione, i periti hanno anche considerato l'assunzione di cocaina, che riduce la capacità polmonare, e le condizioni di salute preesistenti dell'uomo, affetto da problemi cardiaci.
L'avvocato della famiglia di Fakir, Fabio Anselmo, ha riferito che l'asfissia è stata la causa principale della morte, sottolineando che la compressione ha aggravato la situazione, in quanto l'uomo era agitato e aveva bisogno di aria a causa dell'assunzione di cocaina. La relazione, che include i risultati dell'autopsia e degli approfondimenti tossicologici, sarà ora esaminata dai magistrati, che si riuniranno per decidere i prossimi passi dell'inchiesta aperta per omicidio colposo.
Fakir morì durante un intervento della polizia in via Svevo, dove fu immobilizzato a terra in posizione prona. Le fasi del fermo furono riprese da testimoni e da una bodycam. I primi risultati dell'autopsia avevano mostrato segni di schiacciamento e sangue nei polmoni, ma restava da chiarire se questi fossero dovuti alla compressione o alle manovre di rianimazione.
Le interpretazioni sul ruolo della cocaina sono state oggetto di dibattito tra i consulenti. Mentre Anselmo ha sostenuto che la posizione prona fosse determinante, altri legali hanno enfatizzato l'importanza della sostanza. La relazione finale, dopo mesi di accertamenti, dovrà ora chiarire le circostanze dell'intervento e le responsabilità delle condotte tenute. Attualmente, i due poliziotti e i quattro soccorritori della Croce Rossa risultano iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, senza essere formalmente indagati.
