Lula, il presidente operaio che vince controcorrente

Luiz Inacio Lula da Silva, tornitore, sindacalista e presidente, è alla sua settima candidatura per la presidenza del Brasile. Il suo esordio risale al 1989, durante le prime elezioni dirette dopo la dittatura militare, dove si piazzò al ballottaggio, ma non riuscì a vincere.
Nato nel 1945 a Caetés, Pernambuco, da genitori contadini analfabeti, Lula si trasferì a San Paolo da bambino. Iniziò a lavorare come lustrascarpe a 12 anni e come operaio a 14, subendo un grave infortunio a 19 anni. Nel 1980 fondò il Partito dei Lavoratori e si oppose alla dittatura militare attraverso scioperi.
Dopo tre tentativi falliti, nel 2002 ottenne la vittoria e governò per due mandati, introducendo il programma Bolsa Familia, che ha aiutato oltre 30 milioni di brasiliani a uscire dalla povertà. Lasciò la carica nel 2010 con un alto consenso popolare.
Successivamente, fu coinvolto nell'inchiesta Lava Jato, passando 580 giorni in carcere per accuse di corruzione, ma nel 2021 la Corte Suprema annullò le condanne. Nel 2022, Lula tornò a vincere le elezioni, battendo Jair Bolsonaro.
Attualmente, Lula chiede fiducia per un quarto mandato non consecutivo, promettendo crescita economica e sussidi. In campagna elettorale, ha alzato i toni sulla sicurezza e ha proposto di abbassare l'età di imputabilità penale. Tuttavia, la crescita economica è rallentata e l'inflazione rimane elevata.
Nel confronto con Flavio Bolsonaro, figlio di Jair, Lula ha evocato lo scandalo Banco Master. Al primo turno, Bolsonaro Jr. ha superato Lula di quasi due punti, evidenziando una divisione nel paese, con Lula sostenuto principalmente dai più poveri e Bolsonaro dalla classe media. L'astensione ha raggiunto il livello più alto dal 1998.
