Spagna, le tappe della crisi

Spagna, le tappe della crisi

La crisi in Spagna ha avuto inizio con uno sfratto che ha colpito l'opinione pubblica. Il 23 settembre, Maricarmen Abascal, un'anziana di 87 anni, è stata portata via in barella dalla sua casa a Madrid, un evento che ha suscitato indignazione e ha fatto il giro del Paese. Due settimane dopo, il primo ministro Pedro Sánchez ha annunciato elezioni anticipate, fissate per il 29 novembre, con nove mesi di anticipo rispetto alla scadenza della legislatura.

La decisione è stata presa dopo che il Congresso ha bocciato entrambi i decreti sulla casa presentati dal governo, con il secondo abrogato a sole sedici ore dalla sua entrata in vigore. Il voto decisivo è stato quello degli indipendentisti catalani di Junts, che si sono uniti ai Popolari e a Vox. Sabato, decine di migliaia di persone hanno manifestato a Madrid e in altre cinquanta città per protestare contro la situazione.

Sánchez affronta una sfida difficile: i socialisti sono in svantaggio nei sondaggi e si prevede che il Partito Popolare, con il sostegno di Vox, possa formare un governo. Questo scenario segnerebbe un cambiamento significativo, poiché per la prima volta dalla morte di Franco l'estrema destra potrebbe entrare al governo centrale, rischiando di mettere in discussione posizioni europee tradizionalmente controcorrente.

Il primo ministro cerca di mobilitare la sinistra facendo leva sull'emergenza abitativa, un tema cruciale in un contesto in cui gli affitti sono quasi raddoppiati negli ultimi dieci anni, superando una media di 1.100 euro al mese, un importo che assorbe oltre il 90% dello stipendio medio di un giovane spagnolo.

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