L’ultima frontiera nel blu: l’archeologia subacquea risveglia il Mediterraneo

I fondali del Mediterraneo, in particolare quelli italiani, celano un patrimonio archeologico di inestimabile valore, frutto di naufragi avvenuti nel corso dei secoli. Navi romane, greche e fenicie giacciono inabissate, portatrici di carichi preziosi che raccontano storie antiche ancora da scoprire. Le acque che circondano Italia, Grecia, Turchia, Malta, Spagna e Nord Africa sono un vero e proprio museo sommerso, che raramente si svela, ma quando lo fa offre reperti straordinari.
Le sabbie, la posidonia e i detriti marini nascondono le tracce di battaglie e affondamenti, e periodicamente emergono carichi di monete d'oro, anfore e materiali da costruzione. La tecnologia moderna e il lavoro dei subacquei sono fondamentali per esplorare questi fondali, che rappresentano solo una piccola parte di un patrimonio archeologico molto più vasto.
Tra i tesori ancora da scoprire, si parla della leggendaria Atlantide, ma anche siti come Mozia, che potrebbe ottenere il riconoscimento come patrimonio naturale dell'Unesco, e Baia, dimostrano come il mare possa diventare una risorsa economica attraverso il turismo, in continua crescita.
