Kean Talingdan, superstite di Crans Montana: «Più rabbia che dolore, ma il futuro è un obiettivo»

Kean Talingdan, superstite di Crans Montana: «Più rabbia che dolore, ma il futuro è un obiettivo»

Il ricordo della strage di Crans Montana riaffiora in Kean Talingdan attraverso sensazioni quotidiane, come l'afa estiva di Milano o il getto d'acqua calda di una doccia. Questi stimoli riportano alla mente il terrore di quella notte, evocando una memoria sensoriale legata al calore estremo che ha segnato la sua vita.

Oggi, la routine di Kean è caratterizzata da una disciplina rigorosa necessaria per la sua guarigione. Ogni mattina è dedicata a visite in ospedale, sedute di fisioterapia e medicazioni quotidiane, un percorso difficile che affronta con determinazione, consapevole che queste cure sono fondamentali per riacquistare la propria autonomia.

Parlando dei suoi sentimenti, Kean esprime una predominante rabbia, consapevole che la sua vita non sarà più la stessa. Tuttavia, accanto a questo sentimento, emerge una profonda empatia per la sofferenza dei suoi genitori, che lo hanno accompagnato in questo lungo calvario, e un conforto che trova nei legami familiari.

Il suo obiettivo è tornare alla normalità, riscoprendo le gioie semplici della vita quotidiana: riabbracciare la madre, dialogare con il padre, giocare con la sorella e trascorrere momenti spensierati con gli amici. Per Kean, riprendersi la propria vita rappresenta un obiettivo concreto verso cui si impegna ogni giorno.

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