50 anni fa il sisma in Friuli, in meno di un minuto interi paesi furono rasi al suolo

Il 6 maggio 1976, un terremoto di magnitudo 6,5 colpì il Friuli-Venezia Giulia alle 21:00, con epicentro tra Gemona, Osoppo e Artegna. In meno di un minuto, numerosi paesi come Venzone, Forgaria e Trasaghis furono distrutti. Il bilancio fu pesante: 989 morti, oltre 2.000 feriti e più di 100.000 sfollati. Molte chiese, palazzi storici e case contadine vennero ridotti in macerie.

La tragedia mise in luce la vulnerabilità di un territorio costruito senza criteri antisismici. Tuttavia, la risposta alla calamità fu notevole. Lo Stato, insieme a volontari provenienti da tutta Italia e dall’estero, avviò una ricostruzione che divenne un esempio. Furono introdotti nuovi standard antisismici, trasformando il Friuli in un modello di ingegneria per la sicurezza sismica. Le abitazioni furono ricostruite in modo più solido e sicuro, spesso con un design migliorato.

A cinquant’anni dal sisma, il ricordo rimane vivo non solo come un lutto, ma anche come simbolo di resilienza. Il Friuli attuale dimostra che dalle macerie può sorgere un futuro migliore, grazie alla solidarietà e alla determinazione della sua popolazione. L’evento del ’76 ha insegnato all’Italia l’importanza della prevenzione, una lezione che non deve essere dimenticata.

Condividi l’articolo
Pubblicità Pubblicità