Questa mattina, le Pussy Riot hanno manifestato ai Giardini della Biennale di Venezia contro la presenza della Russia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte. Le attiviste, riconoscibili per i loro passamontagna fucsia, hanno esposto slogan anti-Putin e utilizzato fumogeni blu e gialli, richiamando i colori della bandiera ucraina. Insieme a loro, diverse decine di sostenitori di movimenti affini hanno partecipato alla protesta.

Il collettivo punk russo è noto per le sue azioni di dissenso, tra cui un’esibizione non autorizzata contro il presidente Putin in una cattedrale di Mosca, che ha portato all’arresto di alcune delle sue membri. Per questa manifestazione, le Pussy Riot si sono unite alle Femen, il movimento femminista ucraino fondato nel 2008. Inizialmente, era stato organizzato un incontro con i giornalisti in un’altra area di Venezia, ma le attiviste hanno scelto di eseguire un blitz al padiglione russo, bloccato successivamente dalla polizia. L’intervento delle forze dell’ordine è avvenuto in modo pacifico, senza episodi di violenza.

Nel frattempo, l’ambasciatore russo in Italia, A.V. Paramonov, ha commentato su Facebook l’ossessione dell’Unione Europea nel perseguire la cultura russa attraverso sanzioni, definendo deplorevole la pressione esercitata sulla leadership italiana e sulla Direzione della Biennale.

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