Il blocco dei fertilizzanti nello Stretto di Hormuz potrebbe portare a una grave crisi umanitaria nei prossimi giorni. Jorge Moreira da Silva, a capo del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, ha avvertito che senza un intervento immediato si rischia di far sprofondare ulteriori 45 milioni di persone nella fame. La situazione è aggravata dal conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che dura da oltre 70 giorni, con le trattative per una soluzione ferme. Teheran ha chiesto la cessazione delle ostilità in cambio della riapertura dello stretto, ma senza impegni sul nucleare.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha sottolineato l’importanza di riaprire lo Stretto di Hormuz per ripristinare i prezzi di energia e fertilizzanti, essenziali per paesi come il Kenya. La mancanza di fertilizzanti, in un periodo cruciale per la semina, potrebbe portare a gravi problemi di sicurezza alimentare.

Un rapporto di Assoporti e Srm ha evidenziato un calo dell’89% dei transiti giornalieri nello stretto negli ultimi mesi, con un impatto significativo sulle rotte marittime globali. Il Canale di Suez prevede traffici inferiori del 48% nel 2025 rispetto al 2022, mentre le deviazioni verso il Capo di Buona Speranza aumentano i costi e i tempi di navigazione.

In Italia, il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, ha avvertito che un conflitto prolungato nel Golfo potrebbe portare a una stagflazione, con effetti negativi sulla catena del valore agroalimentare. Nonostante la buona salute dell’industria alimentare, le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno influenzando i costi di energia e materie prime. Mascarino ha sollecitato soluzioni straordinarie a livello europeo per affrontare la crisi.

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