Quella domenica di sangue in Volinia che divide ucraini e polacchi da 80 anni

Il rapporto tra ucraini e polacchi è segnato da un evento cruciale avvenuto durante la Seconda guerra mondiale: la domenica di sangue del 1943. In quel periodo, le truppe nazionaliste ucraine dell’UPA, legate a Stepan Bandera, attuarono una violenta campagna contro la minoranza polacca in Ucraina. Le azioni culminarono tra luglio e agosto 1943 nell’oblast di Luts’k, in Volinia, dove furono perpetrati massacri che colpirono in particolare donne e bambini.

Le stime parlano di circa 100.000 vittime, molte delle quali furono brutalizzate, torturate o bruciate vive. Questi eventi generarono un conflitto più ampio tra le forze polacche e ucraine nei territori occupati dai nazisti, con l’esercito polacco che rispose agli attacchi nazionalisti. Nel 2016, il Parlamento di Varsavia ha riconosciuto tali atrocità come genocidio, una definizione contestata dall’Ucraina e da alcuni storici.

Recentemente, nel 2024, è stato inaugurato un monumento a Domostawa, nel Voivodato di Podkarpackie, per commemorare il massacro della Volinia. Il monumento rappresenta un bambino polacco infilzato da un forcone a tre punte, simbolo del tridente ucraino, evidenziando la complessità e la tragicità di questa pagina della storia.

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