Mosca alla Biennale, nuova protesta delle Pussy Riot. Il ministro Giuli: “Andrò a Venezia”
Duecento militanti del collettivo Pussy Riot, guidate da Nadya Tolokonnikova, hanno manifestato oggi a Venezia contro la presenza del padiglione russo alla Biennale d’arte. Le attiviste, indossando passamontagna fucsia, hanno cercato di accedere a piazza San Marco, ma sono state bloccate dalla polizia. Si sono quindi dirette verso palazzo Ca’ Giustinian, sede della Biennale, dove hanno acceso fumogeni gialli e blu, simbolo della bandiera ucraina. Due portavoce hanno tentato di consegnare un documento al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, assente, e hanno spiegato le ragioni della protesta. Il corteo si è poi disperso senza incidenti.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha commentato la situazione, sottolineando che la presenza della Russia alla Biennale è inaccettabile e frutto di un accordo fatto “alle spalle del governo”. Giuli ha confermato la sua partecipazione all’evento, pur esprimendo il suo dissenso per la presenza russa. Ha anche criticato l’opportunità di portare a Venezia le parole del presidente Mattarella, ritenendo che la Russia putinista non avrebbe dovuto essere presente.
La Biennale di Venezia è attualmente al centro di polemiche internazionali, con richieste di esclusione della Russia da parte di diversi governi e artisti. Le tensioni sono aumentate dopo l’annuncio della partecipazione russa, avvenuto dopo un’assenza dovuta all’invasione dell’Ucraina. La giuria internazionale ha anche rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro la presenza di paesi accusati di crimini contro l’umanità. La cerimonia inaugurale, prevista per il 9 maggio, è stata annullata, e i Leoni d’Oro saranno assegnati tramite il voto dei visitatori.
