Madre e figlia morte a Natale: “Avvelenate con la ricina”. Si indaga per omicidio

A tre mesi dalla morte di Antonella Di Jelsi e della figlia Sara Di Vita, le indagini hanno confermato che le due donne sono state avvelenate con la ricina, un veleno altamente tossico. Inizialmente, si era ipotizzato un’intossicazione alimentare durante la cena di Natale, ma le analisi hanno rivelato tracce di ricina nel loro sangue. Anche il marito di Antonella, Gianni Di Vita, e la figlia maggiore hanno rischiato la vita, ma sono sopravvissuti.

La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per omicidio premeditato contro ignoti, mentre la comunità di Pietracatella, dove viveva la famiglia, è passata dal dolore allo sgomento. Le indagini si concentrano ora sull’identificazione del momento e del luogo in cui è avvenuto l’avvelenamento, con particolare attenzione al cibo e alle bevande consumate.

La casa della famiglia è sotto sequestro per ulteriori analisi, mentre le prime ipotesi di avvelenamento sono state escluse. L’inchiesta ha coinvolto diversi laboratori, anche internazionali, per esaminare i campioni biologici e alimentari.

Inizialmente, si era pensato a un errore medico, ma le condizioni cliniche delle vittime si sono aggravate rapidamente, portando al decesso in poche ore. Antonella, commercialista stimata, e Sara, studentessa di liceo, sono morte tra il 27 e il 28 dicembre. Gianni Di Vita, ex sindaco e attuale consigliere comunale, è stato ricoverato ma è riuscito a salvarsi. La comunità attende risposte su un delitto che ha scosso profondamente la sua tranquillità.

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