Il voto per la Knesset e i partiti arabi, nessuno li vuole (o quasi): ma senza di loro si governa?

Il voto per la Knesset e i partiti arabi, nessuno li vuole (o quasi): ma senza di loro si governa?

I risultati delle recenti elezioni in Israele mostrano una conferma del Likud del premier Netanyahu come primo partito, ma evidenziano anche un significativo successo per i partiti arabi, in particolare la Lista Unita e Ra’am, che hanno raddoppiato i seggi previsti, raggiungendo almeno 17 seggi. La Lista Unita, composta da Hadash, Ta’al e Balad, ha ottenuto 11 seggi, mentre Ra’am ha conquistato 6 seggi, con la possibilità di arrivare a 19 seggi definitivi. Questi seggi potrebbero rivelarsi cruciali per la formazione di una coalizione di governo.

Ahmad Tibi, leader di Ta’al, ha avviato contatti con i leader del 'campo del cambiamento' per contribuire a formare un nuovo governo, pur non escludendo la possibilità di non farne parte. Tibi ha anche sottolineato l'importanza di cambiare la presidenza della Knesset, attualmente occupata da un membro del Likud.

Mansour Abbas, leader di Ra’am, ha condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre, evitando di approfondire il conflitto israelo-palestinese, e ha sostenuto che le questioni locali siano fondamentali per i suoi elettori. Nel 2021, Abbas ha infranto un tabù portando un partito arabo nel governo israeliano, ma il governo è durato poco più di un anno.

Netanyahu ha dichiarato che il Likud ha una maggioranza e ha escluso la possibilità di un governo sostenuto dai partiti arabi. Al contrario, Yair Golan, leader di un partito di sinistra, ha aperto a una collaborazione con i cittadini arabi, sottolineando la responsabilità di formare un governo di cambiamento.

I partiti arabi, che rappresentano circa il 20% della popolazione israeliana, si trovano in una posizione rara per esercitare la loro influenza, ma affrontano ancora sfide significative, inclusi sospetti e repressione da parte di alcuni settori della società israeliana.

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