I 61 seggi utili per governare la Knesset e il Paese sono lontani per entrambi i blocchi

Il quadro politico della 26ª Knesset si presenta frammentato e incerto. Gli exit poll indicano una situazione di sostanziale parità, con il blocco guidato dal primo ministro uscente Benjamin Netanyahu lontano dai 68 seggi della precedente legislatura. Questo rende difficile il raggiungimento dei 61 seggi necessari per governare. In questo contesto, oltre alla possibilità di nuove elezioni, si fa strada l'idea di un governo di unità nazionale.
A complicare la situazione ci sono le centinaia di migliaia di voti non ancora conteggiati, noti come schede speciali o "doppie buste". Queste schede, che rappresentano circa il 10% degli aventi diritto, provengono da seggi protetti come basi militari, ospedali e ambasciate. Storicamente, il personale militare e di sicurezza tende a votare per Netanyahu. Poiché lo spoglio di queste schede richiede verifiche rigorose, i risultati definitivi non saranno disponibili prima di giovedì, il che potrebbe cambiare il quadro attuale.
Se il pareggio dovesse confermarsi e nessuno dei blocchi riuscisse a formare un governo omogeneo, l'unità nazionale potrebbe diventare un'opzione praticabile, già utilizzata in momenti di crisi nella storia politica israeliana. L'ex ambasciatore israeliano in Italia, Avi Pazner, considera questa soluzione la più probabile. La storia mostra che governi di unità nazionale sono stati formati in situazioni di stallo, come nel 1967 e negli anni '80, per garantire stabilità politica in contesti di forte polarizzazione.
