Gli eredi di Mattei diffidano il governo : “Non usi il suo cognome per il Piano”
Una diffida è stata inviata lo scorso 27 marzo alla Presidenza del Consiglio, chiedendo di rimuovere il cognome Mattei dal “Piano” per l’Africa. La comunicazione è firmata da Pietro Mattei, nipote ed erede del fondatore dell’Eni. Secondo Pietro Mattei, l’azione del governo sarebbe in contrasto con l’eredità di Enrico Mattei e l’uso del suo nome sarebbe finalizzato a scopi di propaganda. Se la richiesta non verrà rispettata, l’erede ha annunciato possibili azioni legali.
Pietro Mattei, che aveva otto anni quando lo zio morì in un incidente aereo nel 1962, ha espresso il suo disappunto nei confronti delle politiche del governo, in particolare riguardo all’immigrazione e ai rapporti con gli Stati Uniti. Ha sottolineato che Enrico Mattei, fondatore dell’Eni nel 1953, aveva sfidato le grandi compagnie petrolifere e promosso una politica energetica più autonoma per l’Italia.
Nella diffida, l’operato del governo Meloni è descritto come “in totale antitesi” con i principi di Mattei. Pietro Mattei ha criticato l’approccio attuale nei confronti dei migranti, affermando che suo zio selezionava e formava giovani locali per poi rimandarli nei loro Paesi, un metodo che contrasta con l’uso politico del tema migratorio oggi.
In risposta, Eni ha dichiarato che i beni reclamati dalla famiglia Mattei rientrano nel patrimonio aziendale e che intende difendere questa posizione nel giudizio avviato dai familiari.
