Crisi Iran-Usa, duemila navi bloccate nello Stretto

Dal marzo 2026, lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso a causa del conflitto in Iran. Teheran ha interrotto il traffico marittimo in risposta agli attacchi israeliani e americani del 28 febbraio, mentre gli Stati Uniti hanno attuato un contro-blocco navale sui porti iraniani. Questa situazione ha portato a un “doppio blocco” che paralizza una delle rotte più strategiche al mondo, attraverso cui transita quotidianamente circa il 20-25% del petrolio e del gas naturale liquefatto, oltre a un terzo del commercio marittimo globale di fertilizzanti.

Le conseguenze economiche sono già evidenti. Il prezzo del Brent ha superato i 120 dollari al barile, con un incremento del 60% rispetto a febbraio, causando un aumento dei costi per benzina, diesel e gasolio. In Italia e in Europa, i rincari sono già percepibili alla pompa e nelle bollette. La situazione è particolarmente grave per i fertilizzanti, poiché l’urea e i prodotti azotati provenienti dal Golfo, come Qatar, Arabia Saudita e Iran, sono bloccati o deviati su rotte più lunghe, con un aumento dei prezzi del 40-50% in poche settimane.

Per gli agricoltori di tutto il mondo, da India a Brasile e Europa, ciò comporta costi di produzione più elevati e raccolti ridotti nella prossima stagione, con un conseguente aumento dei prezzi alimentari previsto nei prossimi 6-9 mesi. Un blocco prolungato potrebbe trasformare la crisi energetica in una grave emergenza alimentare globale.

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