Caso Fakir, feriti tra manifestanti e polizia durante gli scontri al corteo

Durante una manifestazione a Bologna, inizialmente pacifica e organizzata per chiedere “verità e giustizia” per Abderrahim Fakir, morto durante un intervento di polizia, si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. La situazione è degenerata con il lancio di bombe carta, oggetti e atti vandalici, portando a ferimenti di 11 persone, tra cui 5 poliziotti e 4 civili. Il sindacato di polizia Coisp ha riportato 56 agenti feriti, alcuni con prognosi fino a 15 giorni.

La famiglia di Fakir ha preso le distanze dalle violenze, sottolineando che la strumentalizzazione della protesta potrebbe distogliere l’attenzione dalla richiesta di verità sulla morte del 42enne. Il legale della famiglia ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine, mentre la nipote di Fakir ha chiesto chiarezza sulle responsabilità legate alla sua morte.

Durante il corteo, slogan contro la polizia e richieste di giustizia hanno caratterizzato l’atmosfera, che è rapidamente degenerata in violenza. Gli agenti hanno risposto con manganelli e lacrimogeni per disperdere la folla, mentre i manifestanti hanno utilizzato barriere e oggetti per difendersi.

Il caso di Fakir ha attirato l’attenzione internazionale, con il New York Times che ha tracciato paralleli con il caso di George Floyd. Sul fronte politico, il vicepremier Matteo Salvini ha condannato gli scontri, definendo i manifestanti “teppisti”, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha descritto la morte di Fakir come un episodio tragico che richiede riflessione e azioni per prevenire simili eventi in futuro.

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