Biennale d’Arte 2026, la giuria esclude Russia e Israele dai premi: “Crimini contro l’umanità”

La giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha deciso di escludere Russia e Israele dai premi principali, il Leone d’Oro e il Leone d’Argento, a causa delle accuse di crimini contro l’umanità rivolte ai loro leader, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, dalla Corte Penale Internazionale.

La commissione, composta esclusivamente da donne e presieduta da Solange Farkas, ha giustificato la scelta sottolineando l’importanza di collegare l’arte alle “urgenze del nostro tempo”. In una nota, le giurate hanno evidenziato come le azioni dei governi influenzino il lavoro degli artisti, affermando di voler agire in difesa dei diritti umani e in linea con il tema della mostra principale “In Minor Keys”.

Nei mesi scorsi, artisti e curatori avevano già chiesto misure più severe, affermando che la partecipazione di alcuni Paesi non dovrebbe essere normalizzata. Sebbene la giuria non possa intervenire sulla presenza dei padiglioni nazionali, la sua decisione si limita alla selezione dei premi.

La Fondazione Biennale ha dichiarato che la giuria opera in autonomia, definendo la scelta come un’espressione della libertà garantita dall’istituzione, pur mantenendo la sua storica linea di inclusione delle rappresentanze statali riconosciute.

Questa decisione si inserisce in un contesto di tensione geopolitica, con l’Unione Europea che ha minacciato di sospendere finanziamenti per 2 milioni di euro a causa della riapertura del padiglione russo. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha criticato l’UE, definendo la revoca dei fondi come un segno di inciviltà. Anche il padiglione israeliano è oggetto di proteste da parte di collettivi artistici, che denunciano una mancanza di rappresentanza per i palestinesi.

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