Gli aeroporti europei potrebbero affrontare una grave crisi di approvvigionamento di carburante se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto stabilmente entro tre settimane. L’allerta proviene da Aci Europe, l’associazione che rappresenta gli scali del continente, che ha inviato una lettera al commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas.
Nella missiva si sottolinea il rischio di una carenza sistemica di carburante per aerei, con potenziali ripercussioni economiche significative per le comunità e per l’Europa. Attualmente, le compagnie aeree dispongono di scorte sufficienti solo per alcune settimane, mentre i fornitori non garantiscono consegne oltre maggio. La situazione è ulteriormente complicata dalle tensioni militari, che potrebbero influenzare la domanda e interrompere il traffico aereo.
Sebbene non ci siano carenze diffuse, i prezzi del jet fuel sono raddoppiati rispetto ai livelli pre-crisi, e alcune compagnie aeree hanno già segnalato il rischio di cancellazioni. In Asia, paesi come il Vietnam hanno avviato razionamenti, mentre in Europa si sono registrate restrizioni temporanee in alcuni aeroporti italiani, non direttamente legate al blocco di Hormuz, che rappresenta circa il 40% del carburante aereo mondiale.
La lettera mette in evidenza la mancanza di un sistema europeo di monitoraggio della disponibilità di carburante per aerei. I ministri dei Trasporti dell’Ue si riuniranno il 21 aprile per discutere della situazione. Lo Stretto di Hormuz, strategico per il transito marittimo, è soggetto a norme internazionali che garantiscono il diritto di transito, ma l’Iran ha imposto limitazioni che complicano ulteriormente la situazione.

