Allarme Bankitalia: crescita zero nel 2026 con il petrolio a 150 dollari, tempi guerra cruciali

L’Italia potrebbe affrontare una stagnazione economica nel 2026, con una crescita pari a zero e una contrazione dello 0,6% nel 2027, se il prezzo del petrolio dovesse superare i 150 dollari al barile e quello del gas rimanere sopra i 120 euro a megawattora. Questi scenari sono legati all’andamento del conflitto in Medio Oriente, che rappresenta un fattore determinante per il PIL e l’inflazione.

Secondo le proiezioni di Bankitalia, il PIL italiano potrebbe aumentare dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, e dello 0,8% nel 2028. Tuttavia, l’innalzamento dei prezzi energetici a causa del conflitto ha un impatto negativo sulle prospettive a breve termine, riducendo la domanda interna nei prossimi trimestri. Si prevede un recupero dell’attività economica a partire dall’inizio del 2027, con un allentamento delle pressioni inflazionistiche.

La crescita è attualmente sostenuta dalla componente energetica, ma l’aumento dei prezzi sta erodendo il reddito reale e influenzando negativamente i consumi. Gli investimenti, in particolare nei settori di macchinari e attrezzature, stanno rallentando a causa di una redditività in diminuzione e di condizioni di finanziamento più difficili. Anche le esportazioni sono frenate dalla contrazione del commercio mondiale.

Nonostante l’occupazione continui a crescere, il tasso di disoccupazione, che ha raggiunto minimi storici alla fine del 2025, è previsto in lieve aumento nei prossimi anni. Le prospettive economiche rimangono fortemente influenzate dall’evoluzione della crisi mediorientale e dai suoi effetti sulla produzione e sulle rotte commerciali. Un prolungamento delle ostilità o danni alle infrastrutture energetiche potrebbero mantenere alta la pressione sui prezzi, influenzando ulteriormente la fiducia di famiglie e imprese. In uno scenario avverso, Bankitalia prevede una crescita del PIL inferiore di mezzo punto percentuale quest’anno e di un punto il prossimo, con un’inflazione superiore di oltre 1,5 punti percentuali nel biennio 2026-2027.

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