Totò la voleva vendere, per i romani e Gualtieri l’affitto è più utile

Se il Cavalier Antonio Trevi, noto come Totò, tentasse oggi di vendere la Fontana di Trevi a un turista italo-americano, si troverebbe di fronte a un ostacolo burocratico insormontabile: la gestione del sito è ora nelle mani del Campidoglio. L'accesso alla celebre fontana è stato regolamentato con l'introduzione di un ticket di ingresso, una misura pensata per controllare la folla di visitatori.
L'amministrazione comunale ha dichiarato di voler promuovere un "turismo sostenibile" e tutelare il patrimonio culturale, ma l'idea di pagare per avvicinarsi alla fontana ricorda le truffe del protagonista di "Tototruffa '62". In un'immaginaria scena, Totò, invece di vendere il monumento, potrebbe vendere biglietti "fatti in casa" promettendo esperienze esclusive.
Da oggi, per avvicinarsi alla Fontana di Trevi, i turisti dovranno pagare prima di lanciare la monetina, trasformando l'atto in una sorta di tassa sulla speranza. La situazione è cambiata drasticamente: il monumento non è più in vendita, ma si affitta a minuti, con tornelli e prenotazioni online che regolano l'accesso. La Fontana di Trevi, simbolo di Roma, sembra ora comunicare che ogni limite ha una pazienza.
