Il genocidio armeno infiamma i rapporti tra Tel Aviv e Ankara
La proposta israeliana di definire “genocidio” le violenze contro gli armeni perpetrate dall’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale ha suscitato una reazione di sdegno da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il presidente ha sottolineato le vittime palestinesi a Gaza, cercando di contrastare il ribaltamento dell’accusa di genocidio da parte di Israele. La proposta, approvata dal Consiglio dei ministri israeliano e in attesa di un voto parlamentare, si inserisce in un contesto di deterioramento delle relazioni tra i due paesi.
La Turchia ha storicamente opposto resistenza al riconoscimento ufficiale del genocidio armeno, nonostante le stime storiche parlino di circa 1,5 milioni di armeni uccisi. Ankara sostiene che il numero delle vittime sia esagerato e che le morti siano state causate da conflitti interni piuttosto che da un genocidio sistematico. In un discorso, Erdogan ha respinto le accuse, affermando che la storia turca è priva di genocidi e ha accusato Israele di distrazione dalle proprie azioni contro i palestinesi.
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha evidenziato che il genocidio armeno è oggetto di una campagna di negazione da parte del governo turco, nonostante le evidenze storiche. Saar ha ricordato che alcuni leader israeliani hanno già definito le violenze come genocidio, ma senza un riconoscimento formale da parte della Knesset. Attualmente, 32 paesi hanno riconosciuto tali eventi come genocidio.
Il Ministero degli Esteri turco ha definito la mossa israeliana come un passo politicamente motivato, volto a distogliere l’attenzione dalle azioni israeliane contro i palestinesi. I rapporti tra Israele e Turchia, un tempo alleati, si sono deteriorati negli ultimi due decenni, in particolare dopo l’ascesa di Erdogan al potere.
