Contributi all’editoria: aumenti, tagli e crisi del giornalismo tradizionale
Dal rendiconto finanziario 2025 della Presidenza del Consiglio emerge un aumento dei fondi pubblici destinati all’editoria, mentre quelli per il disagio giovanile e le politiche di sostegno ai giovani sono diminuiti. Nonostante l’incremento delle risorse, l’editoria pubblica italiana continua a mostrare segni di crisi, con un calo delle copie vendute e un modello economico del giornalismo tradizionale in difficoltà a livello globale.
I dati più recenti indicano che le prime quindici testate per contributo totale ricevono somme significative, con il Dolomiten in testa con 6,17 milioni di euro, seguito da Famiglia Cristiana e Avvenire. I contributi non sembrano seguire un orientamento politico chiaro, coinvolgendo testate di diverse posizioni ideologiche.
La ‘riforma Lotti’, in vigore dal 2019, prevede un rimborso del 35% delle spese sostenute dagli editori, ma il problema risiede nell’accesso a questi fondi. La legge è stata concepita per supportare cooperative di giornalisti e piccole testate indipendenti, ma alcune testate di grandi dimensioni, come Libero e ItaliaOggi, sfruttano la forma cooperativa per ottenere contributi significativi, nonostante abbiano editori privati.
Le testate digitali come La Discussione e il Secolo d’Italia hanno ricevuto i maggiori contributi diretti. Per i grandi giornali, l’abolizione dei fondi sarebbe difficile ma non fatale, mentre per le testate di minoranza linguistica, i contributi sono essenziali per la loro sopravvivenza. Le testate locali e cooperative medio-piccole, invece, si trovano in una situazione critica, con circa 900 persone impiegate. Un taglio dei fondi senza una riforma del sistema potrebbe portare alla chiusura di molte di queste testate, evidenziando la necessità di un nuovo modello di sostegno per il giornalismo locale in Italia.
