Via D’Amelio, dopo 24 anni revocata condanna per calunnia a Scarantino

La Corte d’appello di Perugia ha revocato la condanna a otto anni per calunnia aggravata inflitta nel 2002 a Vincenzo Scarantino, coinvolto nelle prime indagini sulla strage di via D’Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta. La decisione è stata presa in seguito all’istanza di revisione presentata dal difensore Vania Giamporcaro, con il sostegno della Procura generale, che ha chiesto l’assoluzione.

La condanna, emessa il 27 dicembre 2002 dal gip di Roma, riguardava accuse di calunnia nei confronti di magistrati, funzionari di polizia e il collaboratore di giustizia Francesco Andriotta. Scarantino aveva già scontato interamente la pena, che includeva una misura di sicurezza di tre anni. L’accusa di calunnia era emersa dopo che Scarantino, durante il processo d’appello “Borsellino uno” nel 1998, aveva ritrattato le sue dichiarazioni iniziali, denunciando pressioni subite dal gruppo investigativo.

Le successive sentenze sul depistaggio hanno confermato la falsità delle accuse iniziali di Scarantino. Nel processo “Borsellino quater”, Andriotta è stato condannato per calunnia aggravata nei confronti di Scarantino e di altri. La difesa di Scarantino ha dichiarato che il suo assistito è “un calunniatore calunniato e vittima del sistema” e sta valutando la possibilità di richiedere un risarcimento per ingiusta detenzione.

Condividi l’articolo
Pubblicità Pubblicità