Il senso di solitudine tra i ragazzi: un problema silenzioso

Condividiamo con piacere questo articolo tratto dal giornalino scolastico, dell’I.C. “Mons. G. Bacile” di Bisacquino scritto da Vittorio Recchia della classe 2A. Un riflessione attenta che affronta il tema della solitudine tra i giovani, offrendo spunti importanti per comprendere un disagio sempre più diffuso.

Spesso si pensa alla scuola come il luogo della spensieratezza e delle risate. Eppure, proprio tra quelle mura si nasconde un problema silenzioso di cui i giovani fanno fatica a parlare: il senso di solitudine.

Per molti, sentirsi soli in mezzo agli altri è diventata, purtroppo, un’esperienza comune. Oggi, infatti, ci si può sentire soli anche quando si è circondati da compagni e amici o si è sempre connessi sui social, perché, paradossalmente, dietro lo schermo di uno smartphone è diventato più difficile sentirsi davvero vicini.

Le cause della solitudine giovanile sono tante e di solito collegate tra loro. Spesso si identifica la causa principale nella pandemia da Covid-19 e nel periodo di isolamento che tutti abbiamo vissuto; in realtà, gli studi affermano che già prima del 2020 la solitudine tra gli adolescenti risultava in crescita. I cambiamenti negli stili di vita personali e familiari e l’uso smodato dei social media sono le vere ragioni di questo andamento.

Così, la paura di non essere all’altezza, il timore del giudizio o la fatica di trovare qualcuno che ascolti davvero fanno chiudere gli adolescenti in loro stessi. Ciò può manifestarsi in famiglia, con i genitori, con gli amici e anche a scuola, luogo che dovrebbe essere sempre un punto di incontro ma che, a volte, può far sentire qualcuno escluso.

Anche i cambiamenti possono creare difficoltà: trasferirsi in un altro Comune o cambiare scuola può alzare dei muri invisibili tra i ragazzi. Chi arriva in una classe nuova può sentirsi a disagio, mentre chi è già inserito non sempre riesce a instaurare rapporti di amicizia.

Per fare in modo che la scuola sia sempre un posto accogliente serve la collaborazione di tutti e basta poco per essere più gentili e inclusivi.

Un’altra causa importante è l’uso eccessivo del telefono, dei social network e dei videogiochi. Se da una parte sono strumenti che ci fanno divertire, dall’altra possono allontanarci dalle relazioni vere. Si chatta tanto, ma si parla sempre meno guardandosi negli occhi.

Inoltre, il confronto costante con vite apparentemente perfette può far sentire inadeguati e isolati. I social, infatti, propongono modelli di comportamento a cui noi giovani sentiamo l’obbligo di dover aderire, e chi non riesce a rispettare questi standard può sviluppare insicurezze che portano ad allontanarsi dagli altri. Così, c’è chi cerca approvazione sul web e, per non sentirsi escluso, accetta sfide anche pericolose.

Per questo è molto importante fare un uso consapevole ed equilibrato della tecnologia e dei social media, evitando di confrontarsi continuamente con gli altri e valorizzando la propria identità.

La solitudine non deve essere ignorata. Favorire la relazione reale è fondamentale, sia all’interno dell’ambiente scolastico, rendendolo più inclusivo, sia al di fuori, incentivando la partecipazione ad attività extrascolastiche come sport, teatro o gruppi di interesse, che permettano di sviluppare nuove amicizie e rafforzare l’autostima.

Non dimentichiamo, però, che per sconfiggere questo problema rimane centrale il dialogo in famiglia: una comunicazione aperta dà la possibilità ai figli di crescere in un ambiente sereno. Anche la parrocchia può fornire un grande contributo promuovendo iniziative di volontariato e attività di solidarietà, dando la possibilità ai giovani di sperimentare quanto possono essere importanti e utili per gli altri.

Infine, sarebbe di grande aiuto poter usufruire di uno sportello psicologico in ogni scuola, in modo tale che tanti disagi, legati anche al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, non sfocino in problemi più gravi o, peggio, in tragedie.

Dunque, parlare con qualcuno è sicuramente il primo passo: un amico, un genitore, un docente o una persona di fiducia può fare la differenza. I giovani chiedono di essere visti e, spesso, anche un piccolo gesto, come domandare “come stai?” o invitare un compagno a studiare insieme, può fare la differenza.

Perché nessuno dovrebbe sentirsi solo e ignorato: ognuno di noi è prezioso.

Vittorio Recchia II A, I.C. “Mons. G. Bacile” di Bisacquino.

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