Dubbi sul delitto d’impeto dopo le avances: l’arma non era già nel casolare
La squadra mobile sta indagando sull’omicidio di Pietro De Luca, il cui corpo è stato trovato in un casolare sul fiume Oreto. Un elemento cruciale emerso dalle indagini riguarda il tubo metallico utilizzato dal sedicenne per commettere il delitto, che non risulterebbe di proprietà della vittima, mettendo in discussione la versione di un delitto d’impeto fornita dal giovane alla procuratrice per i minori, Claudia Caramanna.
Il ragazzo ha dichiarato di essere stato invitato da De Luca per bere e di aver reagito per difendersi da un presunto approccio sessuale indesiderato. Tuttavia, la Procura non ha trovato riscontri a tale aggressione. Secondo le ricostruzioni, il giovane avrebbe colpito De Luca a terra, provocandogli una frattura cranica. Le indagini si concentrano sull’ipotesi che l’omicidio sia avvenuto venerdì mattina.
Le autorità stanno esaminando i telefonini e interrogando i familiari per ricostruire le dodici ore intercorse tra il delitto e la costituzione del giovane. Durante questo intervallo, il cellulare di De Luca ha continuato a inviare messaggi alla moglie, che si trovava a breve distanza, nei quali la vittima affermava di essere ancora presente nel casolare, mentre gli inquirenti ritengono che fosse già deceduto.
Attualmente, il sedicenne è detenuto nel carcere Malaspina, indagato per omicidio. L’interrogatorio con il giudice per la convalida del fermo è previsto per questa settimana, insieme all’autopsia sul corpo di De Luca.
