Pochi sospettati, pista familiare. Di Vita: “No attriti”. La ricina prodotta artigianalmente
Le indagini sul caso di avvelenamento che ha coinvolto Antonella e Sara si concentrano su un numero ristretto di sospettati, principalmente familiari e amici. Gli inquirenti stanno esplorando la possibilità di dissidi familiari come possibile movente, mentre continuano le audizioni in Questura, con alcuni cugini convocati per chiarire la situazione.
Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, ha dichiarato di non comprendere chi possa aver avuto motivi di rancore nei suoi confronti. Durante un’interrogazione di cinque ore, ha negato l’esistenza di attriti familiari. Anche il fratello è stato ascoltato nelle scorse settimane.
Attualmente non ci sono indagati per il duplice omicidio, ma è aperto un filone per omicidio colposo che coinvolge cinque medici. Gli investigatori hanno sequestrato materiale elettronico dall’abitazione, tra cui cellulari e computer, per ricostruire gli eventi delle ore precedenti al decesso e verificare le testimonianze. L’analisi del telefono di Alice, la figlia maggiore, risulta particolarmente importante.
Un nuovo sopralluogo nell’appartamento è previsto, ma non a breve termine, poiché gli investigatori intendono cercare tracce della ricina. Tra le ipotesi, si valuta anche la possibilità che il veleno sia stato prodotto artigianalmente dai semi di ricino. Ulteriori sviluppi sono attesi con la relazione definitiva del medico legale, prevista entro la fine del mese.
