Isfahan, Fodrow, Natanz: ancora in funzione i siti nucleari iraniani colpiti
Le immagini satellitari dei principali siti nucleari iraniani, tra cui Isfahan, Natanz e Fordow, mostrano segni di distruzione a seguito degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele nel giugno 2025. Tuttavia, la quantità di uranio arricchito attualmente a disposizione del regime iraniano rimane un dato riservato. Prima degli attacchi, Teheran possedeva oltre 9.200 chili di uranio arricchito, di cui 440 chili erano arricchiti al 60%, una percentuale prossima a quella necessaria per la produzione di armi nucleari. Secondo un’inchiesta di CNN, gran parte di questo materiale sarebbe ancora intatto.
La catena di arricchimento dell’uranio in Iran è complessa e comprende miniere attive come quella di Sagan, che ha ampliato la sua capacità estrattiva nel tempo, e siti di prima lavorazione come Ardakan, che è stato distrutto e non è stato ricostruito. Il processo di purificazione e arricchimento avviene in impianti come Isfahan e Fordow. Pochi giorni prima degli attacchi, un camion carico di materiale nucleare è stato avvistato mentre entrava in tunnel sotterranei, protetti dai bombardamenti. Nonostante i bombardamenti abbiano danneggiato molti impianti superficiali, CNN riporta che il pericolo rappresentato dalle strutture sotterranee rimane significativo.
