Dfp, è coro di allarmi in Parlamento: “Senza crescita il rigore è un rischio”
Il primo ciclo di audizioni delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (Dfp) 2026 ha messo in luce le difficoltà economiche dell’Italia, con una crescita prevista di solo 0,6%. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e un possibile shock energetico preoccupano le imprese, che chiedono una strategia organica per affrontare la situazione. Le confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa avvertono che il rigore fiscale non basta senza politiche strutturali, mentre Confindustria esprime timori per un conflitto in Iran che potrebbe richiedere uno scostamento di bilancio per aiuti straordinari.
I sindacati, pur divisi, si uniscono nel denunciare l’erosione del potere d’acquisto. Cgil e Uil criticano l’austerità fino al 2031, mentre la Cisl propone un “grande cantiere Paese” per innovazione e infrastrutture. Ugl chiede maggiore flessibilità sui vincoli del Patto di Stabilità.
Anche i comuni si trovano in difficoltà, con l’Anci che stima uno squilibrio di 2,2 miliardi nei bilanci comunali per il triennio 2026-2028. In questo contesto, il Governo si prepara a varare il Decreto Lavoro, che includerà la proroga di bonus per giovani e donne. Tuttavia, le divisioni interne alla maggioranza riguardo alle regole europee complicano ulteriormente la situazione. Domani, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dovrà affrontare queste sfide in un contesto di crescente preoccupazione per l’equilibrio economico del Paese.
