Pesca a Sciacca in crisi, tra dubbi e aiuti limitati: fondi FEAMPA, Dimino «una boccata d’ossigeno»

Un comparto in difficoltà, quello della pesca di Sciacca, con un quadro chiaro: cambiamenti ambientali, aumento dei costi e risorse sempre più incerte. In questo contesto si inserisce l’incontro che si è svolto questa mattina alla Sala Blasco di Sciacca, dedicato al futuro della pesca e alle opportunità offerte dai fondi europei FEAMPA, alla presenza del direttore del Dipartimento della Pesca della Regione Siciliana, Giovanni Cucchiara e del dirigente, Dott. Nino Catagnano

A fare il punto della situazione è stato il dirigente del Dipartimento della Pesca della Regione Siciliana, Dott. Nino Catagnano, che ha invitato a leggere la crisi in chiave più ampia: non solo economica, ma ecosistemica. Il mare, dichiara, è un sistema complesso che deve restare in equilibrio, oggi messo alla prova anche dai cambiamenti climatici e dalle trasformazioni nel Canale di Sicilia.

Al centro del confronto i piani di gestione della piccola pesca costiera, strumenti che dovrebbero regolamentare tempi, modalità e quantità della pesca attraverso un percorso condiviso tra pescatori, istituzioni e ricerca scientifica.

Secondo il Dipartimento, si tratta di strumenti necessari ma complessi, che devono nascere dal coinvolgimento diretto degli operatori: le regole, è stato ribadito, non possono essere calate dall’alto.

Non tutti, però, guardano con lo stesso entusiasmo a questo modello. Il presidente della cooperativa Madonna del Soccorso, Salvatore Scaduto ha espresso scetticismo, sottolineando come i piani di gestione riguardino principalmente le piccole imbarcazioni. Secondo la visione di Scaduto, resterebbero invece fuori segmenti importanti del comparto, come la pesca a strascico o con volante.

Il settore della pesca non sta attraversando una crisi passeggera, ma un vero e proprio collasso. Anche lo stesso assessore alla pesca del Comune di Sciacca, Francesco Dimino lo ha ammesso senza giri di parole:

«È una crisi forte e strutturale, che non ha una soluzione semplice. Incidono tanti fattori: il caro carburante, le crisi internazionali, il calo del pescato e fenomeni ambientali come la mucillagine».

Una condizione che rende difficile sia uscire in mare sia restare fermi:

«Chi non pesca ha comunque costi, chi esce deve sperare in una buona giornata per coprirli, ma con il carburante alto accade sempre più raramente».

Nel corso del confronto si è discusso anche dei fondi FEAMPA, evidenziando la natura palliativa degli stessi.

«Sono una boccata d’ossigeno», ha spiegato Dimino, «ma non possono risolvere una crisi così profonda».

Dal dibattito emerge una linea condivisa: servono strumenti nuovi e una visione più ampia, capace di tenere insieme sostenibilità ambientale ed economica.

I piani di gestione rappresentano una possibile strada, ma restano aperti interrogativi sulla loro efficacia e sulla reale capacità di coinvolgere tutto il comparto.

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