Vini bianchi dop della Sicilia vincono contro i dazi di Trump

Il 2025 si chiude con un bilancio negativo per l’export del vino italiano, che registra una diminuzione del 3,6% rispetto all’anno precedente, corrispondente a quasi 300 milioni di euro e 400 mila ettolitri in meno. Il calo è particolarmente significativo nei mercati del Nord America, con una perdita di 204 milioni di euro, e in Europa extra-Ue, con un decremento di 89 milioni. Tuttavia, l’export verso i paesi dell’Unione Europea, che rappresenta il 40% delle esportazioni totali a valore, mostra una crescita che contribuisce a mitigare le perdite complessive.

Questi dati emergono da una ricerca di Nomisma per conto di Unicredit, presentata durante l’evento Sicilia en Primeur a Palermo. Le difficoltà degli esportatori sono attribuite a una contrazione dei consumi e degli acquisti di vino a livello internazionale. Solo Germania, Svizzera e Brasile evidenziano un incremento nelle importazioni, mentre gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada e la Cina registrano cali significativi.

Tra le denominazioni siciliane, i bianchi fermi Dop si distinguono per una crescita del 2,4% nel valore dell’export, nonostante i dazi imposti da Trump. In contrasto, i rossi Dop della Sicilia subiscono una flessione dell’11% nell’export, principalmente a causa del mercato statunitense. Si sottolinea che i dati Istat sull’export non riflettono completamente il commercio estero dei vini siciliani, poiché molti prodotti partono da porti di altre regioni.

Infine, il report evidenzia una tendenza al ribasso nei consumi di vino rosso in Italia, influenzata dalla diminuzione della base di consumatori abituali, in particolare tra gli over 60, la cui percentuale di bevitori abituali è scesa dal 70% al 54% negli ultimi quindici anni.

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