Rincaro carburanti, l’Italia paga 150 milioni a settimana: dopo gli aerei a rischio i traghetti
La guerra in Iran continua a influenzare l’economia italiana, con un costo settimanale di 150 milioni di euro per il caro carburanti. Di questa somma, 88 milioni vanno alle compagnie petrolifere e 61 milioni allo Stato tramite le accise. Nonostante un leggero calo dei prezzi alla pompa negli ultimi giorni, la situazione resta critica. Uno studio di Confesercenti-Cer prevede che, anche in caso di una tregua duratura, ci vorranno almeno sette-otto mesi per tornare alla normalità. Nel 2026, il Pil potrebbe subire una contrazione di 0,3 punti percentuali, corrispondente a 9,7 miliardi di euro. Si stima un calo dei consumi di 3,9 miliardi, investimenti ridotti di 7,7 miliardi e una perdita di 2,9 miliardi nel settore turistico, con oltre 11 milioni di presenze turistiche in meno. Particolarmente allarmante è la situazione del carburante per aerei, il cui rincaro potrebbe far lievitare i prezzi dei voli per le destinazioni europee, mentre le tariffe per mete esotiche sono già in calo. Si prevede un possibile blocco o una forte riduzione dei voli low-cost e un rallentamento dei traghetti, con gravi conseguenze per il turismo e i trasporti marittimi. Nel governo, è emerso un acceso dibattito tra il vicepremier Matteo Salvini e il ministro delle Imprese Adolfo Urso riguardo alla gestione dei prezzi. Urso ha sottolineato che i prezzi sono già in discesa, mentre il governo monitora la situazione e prenderà decisioni sulle accise a fine aprile. Nel frattempo, le imprese e le famiglie stanno affrontando un costo aggiuntivo di oltre 7 miliardi per elettricità e gas negli ultimi due mesi. Con il petrolio ancora instabile e le tensioni geopolitiche persistenti, l’Italia rischia di entrare in una nuova fase di inflazione energetica, che potrebbe ostacolare la ripresa economica. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha avvertito che, se la situazione non cambia, si potrebbe
