Unitas Sciacca, Napoli si presenta senza illusioni: rosa ridotta e attacco da ricostruire

Tommaso Napoli si presenta senza illusioni e con una rosa ridotta ai minimi termini. È questo il quadro emerso ieri nella sala stampa dello stadio Luigi Riccardo Gurrera, dove il nuovo allenatore dell'Unitas Sciacca ha incontrato i giornalisti locali alla presenza anche di alcuni tifosi. Accanto a lui il nuovo viceallenatore Simone Scoma e anche il presidente Ignazio Rizzuto, che riappare davanti alle telecamere dopo oltre due mesi di assenza. La sua ultima apparizione pubblica risaliva al Memorial Tummiolo del 23 agosto, prima dell'esordio in Coppa Italia contro l'Akragas. Dopodiché, il silenzio.
Nessun proclama, nessuna promessa di riscatto immediato. Il tecnico sembra avere ben chiara la situazione che ha trovato e, soprattutto, ciò che potrà pretendere dai suoi uomini: grinta, carattere e dignità in campo, indipendentemente dal risultato.
Il primo esame arriverà già domani, quando al Gurrera si presenterà il temibile Montelepre del neoallenatore Riccardo Chico, ex calciatore neroverde, chiamato a sostituire il dimissionario Corrado Mutolo.
Ma più che dell'avversario, in casa Unitas bisogna preoccuparsi di ciò che è rimasto di una squadra che, nel giro di pochi giorni, ha visto sgretolarsi buona parte del proprio organico.
La partenza più clamorosa è quella di Magib Mbengue, capocannoniere neroverde con cinque reti tra campionato e Coppa Italia. Il giocatore, subito dopo l'uscita di scena di Desiderio Garufo, aveva già imboccato la strada di Cammarata. Una rapidità che lascia parecchio spazio alle riflessioni, soprattutto quando si ripensa alle tante manifestazioni di attaccamento alla maglia alle quali il pubblico ha assistito negli ultimi tempi.
L'amore per i colori sociali, evidentemente, rischia di diventare un sentimento a intermittenza. Si manifesta davanti alle telecamere, magari dopo una sconfitta, tra volti scuri e gesti di dispiacere rivolti alla tifoseria. Poi, quando le cose si complicano davvero, cambiare casacca sembra diventare la soluzione più semplice. Tra le dichiarazioni di appartenenza e i comportamenti concreti, la distanza appare sempre più evidente.
Via anche Marvin Kenzy. Il calciatore gabonese, presentato alla stampa appena il 13 ottobre, lascia Sciacca dopo aver disputato pochissimi minuti. Un'altra operazione che si chiude quasi prima ancora di cominciare e che solleva interrogativi sulla gestione tecnica di una rosa che continua a perdere pezzi.
Adesso Napoli dovrà inventarsi anche l'attacco. Con Mbengue fuori dai giochi, il ruolo di punta potrebbe essere affidato a Costa, arrivato da Marsala e rimasto finora un oggetto misterioso, incapace di lasciare un segno tangibile. Una situazione che fotografa impietosamente le difficoltà di una squadra partita con ben altre aspettative.
Lunedì l'esonero di Garufo, poi le dimissioni a cascata del direttore generale, dell'addetto stampa, del mental coach e dell'intero staff tecnico, compreso il match analyst. Un'autentica ecatombe che lascia inevitabilmente aperta una domanda: a cosa è servita tutta questa struttura se il risultato finale è una squadra eliminata dalla Coppa Italia, relegata nelle zone basse della classifica e adesso persino impoverita nell'organico?
Il calcio, del resto, non si vince con gli organigrammi, con le figure professionali da esibire o con le dichiarazioni di circostanza. Si vince, o quantomeno si prova a competere, con programmazione, qualità, responsabilità e soprattutto risultati. Tutte cose che, fino a questo momento, sono mancate all'Unitas Sciacca.
E forse è proprio questo l'aspetto più amaro dell'intera vicenda: quando c'era da alimentare entusiasmo, le promesse non mancavano. Adesso che ci sarebbe da assumersi le responsabilità di una stagione disastrosa, in tanti hanno già salutato.
A Tommaso Napoli tocca dunque il compito più ingrato: provare a rimettere insieme i cocci di un progetto che, almeno sul campo, ha fallito le proprie aspettative. Senza poter contare su una rosa completa e senza il lusso di perdere altro tempo.
Ai tifosi, intanto, è rimasto ben poco da chiedere. Hanno ascoltato parole, assistito a presentazioni, accolto nuovi arrivi e sopportato sconfitte. Ora sarebbe il momento di vedere qualcosa di diverso.
Basta proclami, basta promesse e basta attaccamento alla maglia esibito soltanto davanti alle telecamere. Chi è rimasto dimostri sul campo di meritare quella maglia. Perché, a questo punto, è l'unica risposta che conta.
