Rebus Knesset, il duello Netanyahu-Eisenkot e la caccia ai 61 seggi

Rebus Knesset, il duello Netanyahu-Eisenkot e la caccia ai 61 seggi

Oggi si svolgono le elezioni per il rinnovo dei 120 seggi della Knesset, un evento che segna un momento cruciale nella storia politica di Israele. Il sistema elettorale, puramente proporzionale, richiede almeno 61 seggi per formare un governo, ma i sondaggi non indicano una chiara maggioranza per nessuno dei principali schieramenti.

Il blocco conservatore guidato da Benjamin Netanyahu, leader del Likud, si confronta con un fronte eterogeneo di opposizione. Netanyahu, nonostante le sfide legate a processi giudiziari e proteste, mantiene un elettorato fedele, puntando su una retorica di sicurezza. Le forze di estrema destra, come Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir e Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich, si uniscono al Likud, mentre i partiti ultraortodossi cercano di tutelare i propri interessi.

Dall'altra parte, Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore, emerge come una figura centrale per l'opposizione, promettendo riforme significative. L'alleanza Beyachad, che riunisce la destra liberale e il centro laico, e i Democratici, rappresentanti della sinistra, completano il panorama dell'opposizione.

Se nessuno dei due schieramenti raggiunge i 61 seggi, la formazione di una maggioranza potrebbe dipendere da partiti non allineati, come Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman e Ra'am di Mansour Abbas, che potrebbero complicare ulteriormente le trattative.

I sondaggi indicano un testa a testa tra Yashar di Eisenkot e il Likud, con entrambi i blocchi che non raggiungono la soglia necessaria per governare. In caso di stallo, si potrebbe ripetere la situazione del 2019, con il rischio di nuove elezioni.

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