Watergate, gli Usa rivalutano il caso: fu vero scandalo o accanimento giudiziario contro Nixon?

A cinquant'anni dallo scandalo Watergate, il dibattito sulla vicenda che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon si riaccende a Washington. Storicamente considerato un simbolo del giornalismo d'inchiesta e della democrazia, il caso è ora oggetto di una revisione critica da parte di alcuni analisti, che lo interpretano come un possibile esempio di accanimento giudiziario nei confronti di Nixon.
Il Watergate, iniziato nel 1972 con l'arresto di alcuni membri del comitato per la rielezione di Nixon mentre installavano microspie nella sede democratica, ha segnato profondamente la società americana. La crisi istituzionale che ne seguì portò a manifestazioni di massa e alla richiesta di impeachment. Nixon, nel tentativo di fermare le indagini, rimosse il procuratore speciale Archibald Cox e costrinse altri funzionari a dimettersi.
Geoff Shepard, ex collaboratore dell'amministrazione Nixon, ha recentemente messo in discussione la narrazione tradizionale, sostenendo che i procuratori Cox e Leon Jaworski avrebbero commesso gravi violazioni procedurali, incontrando segretamente i giudici e occultando prove a favore della difesa. Shepard afferma che questi elementi trasformarono il Watergate in una guerra giudiziaria contro la presidenza.
Le sue argomentazioni hanno attirato l'attenzione del Dipartimento di Giustizia, dove è stato invitato a presentare le sue ricerche. Questa nuova interpretazione risuona particolarmente tra i sostenitori di Donald Trump, critici delle inchieste giudiziarie sui leader politici. Nonostante la rivalutazione, la cronologia degli eventi rimane inalterata, con le dimissioni di Nixon avvenute il 9 agosto 1974.
