Quando l’esecuzione diventa tortura, i precedenti

Quando l'esecuzione diventa tortura, i precedenti

Il fallimento dell'esecuzione di Christa Pike si inserisce in una lunga serie di esecuzioni problematiche che caratterizzano la storia della pena di morte negli Stati Uniti. Nonostante le autorità tentino di presentare queste procedure come indolori e cliniche, la ricerca di vene accessibili e l'uso di farmaci sperimentali hanno portato a situazioni di sofferenza prolungata per i condannati, configurandosi, secondo le organizzazioni per i diritti umani, come torture.

Un caso emblematico è quello di Clayton Lockett, condannato a morte in Oklahoma nel 2014. Durante la sua esecuzione, gli addetti impiegarono quasi un'ora per trovare una vena, pungendo Lockett 16 volte. Quando finalmente iniettarono il farmaco, questo non entrò in circolo, causando un'agonia che durò 43 minuti prima che Lockett morisse per arresto cardiaco.

Tre mesi dopo, in Arizona, Joseph Wood subì un'iniezione letale che si prolungò per quasi due ore, durante le quali i testimoni lo videro ansimare e rantolare disperatamente. In Alabama, nel 2018, Doyle Lee Hamm, malato terminale di cancro, subì una procedura in cui il personale tentò per oltre due ore di posizionare un ago, infliggendogli gravi lesioni, prima che l'esecuzione venisse annullata.

Nel 2022, Joe Nathan James Jr. subì la più lunga esecuzione della storia, durata oltre tre ore e mezza, a causa di complicazioni nel posizionamento dell'endovena. Infine, Kenneth Eugene Smith sopravvisse a un tentativo di iniezione letale nel 2022 e, nel gennaio 2024, fu sottoposto a un nuovo metodo di esecuzione con azoto, durante il quale rimase cosciente e in preda a convulsioni per diversi minuti prima di perdere conoscenza.

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