Regeni, il giorno del verdetto: dopo oltre dieci anni a giudizio gli 007 egiziani

Dopo oltre dieci anni di indagini, la prima Corte d'Assise di Roma si appresta a emettere un verdetto sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto al Cairo nel 2016. Quattro ufficiali dei servizi di sicurezza egiziani, accusati di sequestro di persona pluriaggravato, attendono la decisione senza mai comparire in aula. La Procura ha chiesto l'ergastolo per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'esecutore materiale, e 17 anni e mezzo per gli altri tre imputati: il generale Tariq Sabir e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim.
Regeni fu sequestrato il 25 gennaio 2016 e il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio, presentando segni di torture. L'accusa sostiene che il movente fosse una percezione errata di attività di intelligence ostile da parte del ricercatore. Un testimone protetto ha riferito di aver sentito Sharif vantarsi dell'omicidio, ma la difesa ha contestato l'attendibilità di queste dichiarazioni, sostenendo che il regime egiziano non avesse interesse a compromettere i rapporti con l'Italia e attribuendo il sequestro a gruppi terroristici.
La mancanza di cooperazione da parte dell'Egitto ha ostacolato il processo, rendendo difficile notificare gli atti agli imputati, che risultano formalmente irreperibili. La famiglia di Regeni, presente in aula, ha ribadito la sua richiesta di verità e giustizia, senza cedere all'odio.
