Capotreno ucciso, l’imputato colpisce la gabbia di vetro e insulta la sua avvocata

Marin Jelenic, 36 anni, è accusato dell'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso il 5 gennaio con una coltellata alla schiena nel parcheggio della stazione di Bologna. Durante l'udienza presso la Corte d'Assise di Bologna, Jelenic ha mostrato comportamenti violenti, colpendo la gabbia di vetro e insultando la sua avvocata, Marialuisa Marcucci, prima di essere allontanato e riportato in carcere dal presidente Pasquale Liccardo.
Le sue escandescenze sono avvenute mentre il perito psichiatrico Domenico Berardi stava presentando la sua relazione. Jelenic ha descritto il processo come "politico" e ha accusato l'Italia di essere un "Paese mafioso". Marcucci ha chiesto di essere esonerata dall'incarico, ma la richiesta non è stata accettata.
Berardi ha confermato che Jelenic era capace di intendere e di volere al momento dell'omicidio e che attualmente è in grado di affrontare il processo. Il perito ha descritto l'imputato come lucido e coerente, non presentando segni di psicopatologie, sebbene fosse sotto l'effetto di alcol e sostanze al momento del delitto. Ha anche notato i numerosi tatuaggi di Jelenic, suggerendo che potessero avere un significato legato a una sottocultura.
Il consulente della Procura, Stefano Ferracuti, ha evidenziato una "dimensione sadica" nel carattere di Jelenic, che prova piacere nel controllare gli altri. Il pm Michele Martorelli ha contestato le aggravanti legate ai motivi abietti e alla commissione del reato vicino a una stazione. Jelenic, di origine croata e senza fissa dimora, è stato arrestato la sera dell'Epifania a Desenzano sul Garda. In aula erano presenti i genitori della vittima, Luigi e Lisa Ambrosio, insieme ad altri familiari.
