Crans-Montana, il Comune sapeva del rischio. Il padre di Chiara: “Serve la verità”

Andrea Costanzo, padre di Chiara, la sedicenne deceduta nell'incendio del Constellation a Crans-Montana, ha espresso la sua profonda richiesta di verità riguardo alla tragedia. Recentemente è emersa una mail interna che avrebbe segnalato al Comune il rischio di incendio legato alla schiuma fonoassorbente utilizzata nel locale. Costanzo ha dichiarato all'ANSA che è fondamentale chiarire perché il pericolo non sia stato affrontato, sottolineando che i familiari delle vittime hanno bisogno di conoscere la verità.
Il documento, rivelato dal quotidiano svizzero “Tages-Anzeiger”, è stato redatto da Rose-Marie Clavien, ex responsabile dell'edilizia del Comune. Nella comunicazione, Clavien avvertiva della pericolosità della schiuma in caso di incendio. Durante un interrogatorio, si è avvalsa della facoltà di non rispondere e ora è indagata, portando il numero degli indagati a diciassette.
Un'altra comunicazione, già presente negli atti, risale al 2019 e proviene dalla proprietaria del Constellation, Jessica Moretti, che esprimeva preoccupazioni riguardo alle fontane pirotecniche e al rischio di incendi. Nonostante ciò, il locale non ha subito ispezioni antincendio dal 2019, sollevando interrogativi sull'efficacia dei controlli di sicurezza nel Vallese.
Costanzo ha ribadito l'importanza di chiarire le responsabilità e le omissioni che hanno portato alla tragedia, mentre Valentino Giola, padre di uno dei sopravvissuti, ha evidenziato la negligenza nella gestione della sicurezza. Gli investigatori sono ora chiamati a ricostruire la catena di informazioni e decisioni che hanno preceduto l'incendio, per comprendere come sia stato possibile che un rischio noto non sia stato adeguatamente affrontato.
