In volo sulla ferita aperta del Nepal, il fango ha inghiottito tutto

Il bilancio delle inondazioni in Nepal continua a crescere, con 1.295 morti e 4.898 dispersi, tra cui 618 cittadini stranieri provenienti da 34 Paesi, tra cui tre italiani. In Tibet, le autorità cinesi segnalano 31 morti e 531 dispersi.
Nella centrale idroelettrica Trishuli 3A, due lavoratori sono stati salvati dopo dieci giorni di intrappolamento in un tunnel a causa dell'ondata di fango e detriti che ha colpito la regione. Il ministro dell'Energia, Biraj Bhakta Shrestha, ha espresso la sua determinazione a proseguire le operazioni di soccorso, sottolineando che "finché c'è respiro, c'è speranza".
La difficoltà principale rimane l'identificazione delle vittime: su 1.295 corpi recuperati, 1.263 non sono ancora stati identificati. Le squadre di medicina legale stanno raccogliendo campioni di DNA, avendo finora ottenuto 2.106 profili genetici.
Molte famiglie, nel tentativo di affrontare la situazione, hanno iniziato a celebrare funerali simbolici per i loro cari dispersi, segno che le speranze di trovare sopravvissuti si stanno affievolendo. Le comunità colpite rimangono isolate e le Nazioni Unite avvertono che la vasta distruzione rende la distribuzione degli aiuti estremamente difficile.
