Ex Ilva, partono i licenziamenti: 2.500 lavoratori dell’indotto a rischio

Ex Ilva, partono i licenziamenti: 2.500 lavoratori dell’indotto a rischio

Sono state inviate le lettere di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. Le comunicazioni sono state emesse da 28 aziende associate ad Aigi, l’associazione che rappresenta una parte significativa delle imprese dell’indotto.

Il presidente di Aigi, Nicola Convertino, ha descritto la decisione come “un atto estremo e doloroso”, ma ha sottolineato che si tratta di una misura “inevitabile” a causa della scadenza fissata per ottobre per la chiusura dell’area a caldo. Aigi ha definito la situazione una “sconfitta industriale, politica, economica e soprattutto umana”, esprimendo la necessità di non confondere la crisi dell'impianto con il destino delle migliaia di lavoratori e delle imprese che dipendono dalla siderurgia tarantina.

La notizia ha riacceso l’allerta tra i sindacati, che nei giorni scorsi avevano già segnalato il rischio di una grave emergenza occupazionale e sociale a Taranto, chiedendo un intervento del governo per fermare i licenziamenti. La preoccupazione non riguarda solo i dipendenti direttamente coinvolti, ma l'intero sistema economico legato all'ex Ilva.

Questo sviluppo segna un'accelerazione della crisi, mentre rimane aperto il dibattito sul futuro industriale dell'ex Ilva e sulla transizione verso la decarbonizzazione, con l'indotto che inizia a subire concretamente le conseguenze della chiusura dell'area a caldo.

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