Il G20 Finanze si spacca sulla crescita e sulle crisi geopolitiche

Il G20 Finanze si spacca sulla crescita e sulle crisi geopolitiche

Ad Asheville, si è svolto il G20 delle Finanze, con un'agenda americana guidata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, focalizzata sull'economia e la crescita. Tuttavia, l'incontro ha evidenziato divisioni tra i partecipanti, in particolare tra Stati Uniti e delegati europei, riguardo all'accantonamento di temi come il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali.

La discussione si è concentrata sulla deregolamentazione, il sostegno agli investimenti privati e il contrasto agli squilibri commerciali globali, con un richiamo specifico al surplus commerciale della Cina, che ammonta a 1.200 miliardi di dollari. La posizione di Washington ha incontrato l'opposizione di Pechino, che ha bloccato l'approvazione di un documento congiunto. Gli Stati Uniti hanno quindi diffuso una dichiarazione presidenziale che sottolinea l'importanza di rilanciare la crescita e garantire la stabilità dei mercati energetici.

Il vertice ha messo in luce tre minacce strutturali all'economia mondiale: il debito sovrano, l'invecchiamento demografico e gli shock esterni. Anche il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha evidenziato i cambiamenti nell'economia globale, che ogni Paese affronta in modo diverso.

Le tensioni si sono amplificate con la partecipazione del ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, che ha irritato le delegazioni europee. Il Commissario UE Valdis Dombrovskis ha ribadito l'importanza della crisi climatica, mentre Bessent ha difeso la necessità di dialogare con la Russia.

In assenza di un consenso, la dichiarazione finale ha espresso preoccupazione per le interruzioni nel commercio energetico, sottolineando l'importanza della navigazione sicura attraverso lo Stretto di Hormuz. Contemporaneamente, a Bishkek, in Kyrgyzstan, si è tenuto un vertice della Shanghai Cooperation Organization, dove il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato Vladimir Putin e il rappresentante iraniano, evidenziando il crescente ruolo di Pechino come punto di riferimento per le nazioni soggette a sanzioni statunitensi.

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