Nepal, il crollo del ghiacciaio che ha innescato l’alluvione: le immagini satellitari prima e dopo

Le immagini satellitari hanno rivelato un cambiamento drammatico nel paesaggio della regione di Langtang, in Nepal, dopo il crollo di un ghiacciaio che ha provocato un'alluvione devastante al confine con il Tibet. Le fotografie, confrontando rilevazioni del satellite europeo Copernicus Sentinel-2 del 24 agosto e di Landsat 9 dell’US Geological Survey del 26 agosto, mostrano una vasta colata di detriti che ha sepolto il versante montano precedentemente coperto di vegetazione. Secondo Dan Shugar, docente di Scienze della Terra all'Università di Calgary, il collasso ha interessato una porzione di ghiacciaio di circa 0,2 chilometri quadrati, staccandosi a circa 5.200 metri di altitudine e precipitando 1.200 metri più in basso. Vikram Gupta, geologo alla Sikkim University, ha confermato che il cedimento ha trascinato con sé grandi quantità di roccia e materiale sedimentario, ma non è ancora disponibile una stima precisa del volume del materiale crollato. Inizialmente, l'USGS aveva classificato il segnale registrato nella zona come un terremoto di magnitudo 4,4, ma ulteriori analisi hanno escluso questa possibilità, attribuendo il segnale al collasso della massa di ghiaccio e roccia. L'energia liberata è stata paragonata a quella di un terremoto di magnitudo 5,2. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha confermato che il segnale presentava caratteristiche diverse rispetto a un terremoto, suggerendo un movimento della massa e impatti lungo il versante. Il materiale crollato ha temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola, formando una diga naturale che, una volta ceduta, ha liberato una colata di acqua, fango e detriti, devastando gli insediamenti a valle. Sebbene non sia ancora possibile stabilire un nesso diretto con i cambiamenti climatici, Shugar ha notato una rapida fusione della neve nelle 24 ore precedenti l'evento, suggerendo temperature elevate. Negli ultimi trent'anni, le montagne del Nepal hanno perso quasi un terzo dei loro ghiacci, con una fusione accelerata del 65% nell'ultimo
