Batterio mangiacarne trovato nello stretto di Messina, scatta l’allerta per il Vibrio vulnificus

Nello Stretto di Messina è stato rilevato il batterio Vibrio vulnificus, noto come "batterio mangiacarne", che ogni anno causa diverse vittime. L'attenzione è aumentata dopo che negli Stati Uniti oltre dieci persone hanno contratto l'infezione, con una mortalità che si attesta attorno al 20% dei casi. La diffusione del batterio è attribuita all'aumento delle temperature, che favorisce la proliferazione del microrganismo.
La scoperta della presenza di Vibrio vulnificus nelle acque tra Sicilia e Calabria è stata effettuata da un gruppo di ricerca dell'Università di Messina. Le conclusioni dell'analisi, risalenti a circa tre settimane fa, hanno riacceso l'allerta a livello globale, soprattutto dopo i decessi registrati negli Stati Uniti, dove un terzo dei circa 100 casi segnalati è risultato fatale.
Il batterio può entrare nel corpo umano attraverso ferite esposte all'acqua salmastra o tramite il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, con un rischio maggiore durante la stagione estiva. I sintomi dell'infezione possono variare da gravi infezioni cutanee a disturbi gastrointestinali come diarrea e vomito.
Le autorità sanitarie, tra cui il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, avvertono di prestare particolare attenzione sia ai frutti di mare che alle attività balneari in presenza di ferite aperte. Le aree più a rischio includono il Mar Baltico, il Mar Nero e alcune zone del Mare del Nord.
