La videografica realizzata dal London Stock Exchange Group mostra i movimenti delle navi nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman. Le immagini evidenziano le diverse tipologie di imbarcazioni, con frecce di vari colori che rappresentano navi portarinfuse, petroliere, portacontainer e altre unità. La mappa rivela un traffico marittimo rallentato, con numerose navi ferme in attesa o in prossimità dello stretto, in seguito agli attacchi contro l’Iran e alle ritorsioni conseguenti.

Recenti rapporti di agenzie internazionali segnalano interruzioni operative negli impianti energetici della regione e danni a petroliere. Ogni giorno, attraverso lo Stretto di Hormuz transitano circa 20 milioni di barili di petrolio, rappresentando quasi un quinto della domanda globale, oltre a significativi volumi di gas naturale liquefatto destinati principalmente ai mercati asiatici.

Questo stretto è uno dei principali colli di bottiglia energetici al mondo, largo poche decine di chilometri nel punto più stretto, e costituisce l’unica via di uscita per le esportazioni di greggio e gas di paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Geopoliticamente, separa l’Iran dalle monarchie del Golfo e dalle basi militari occidentali.

Qualsiasi riduzione del traffico marittimo nello stretto ha ripercussioni immediate sui prezzi del greggio e sui costi di trasporto, con un aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra e possibili effetti sulle catene di approvvigionamento globali. Pertanto, il monitoraggio dei flussi navali attraverso Hormuz è un indicatore cruciale della stabilità energetica mondiale.

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