Nonostante i progressi compiuti nel campo dell’uguaglianza di genere, il potere politico globale rimane prevalentemente maschile. Secondo un rapporto dell’Inter-Parliamentary Union (IPU) e di UN Women, nel 2026 solo 28 paesi, tra cui l’Italia, saranno guidati da donne, mentre 101 stati non hanno mai avuto una leader femminile.

Il documento, presentato durante la 70ma sessione della Commission on the Status of Women (CSW70) a New York, evidenzia che la rappresentanza femminile nelle istituzioni sta crescendo lentamente e, in alcuni casi, sta addirittura diminuendo. Attualmente, le donne occupano solo il 22,4% dei posti nei governi, in calo rispetto al 23,3% del 2024. Anche nei parlamenti, la presenza femminile è limitata, con il 27,5% dei seggi occupati da donne, un incremento minimo rispetto al 2025.

Il rapporto segnala un arretramento nei ruoli di vertice parlamentare, con solo 54 donne che ricoprono il ruolo di Speaker, pari al 19,9% del totale, un calo significativo rispetto all’anno precedente. La partecipazione politica delle donne è ostacolata da intimidazioni e ostilità, soprattutto online; il 76% delle parlamentari ha dichiarato di aver subito intimidazioni, un fenomeno che dissuade molte donne dall’assumere ruoli di leadership.

Le donne, quando raggiungono posizioni di governo, tendono a concentrarsi in ambiti tradizionali come le politiche sociali, mentre gli uomini dominano settori chiave come difesa ed economia. Sima Bahous, direttrice esecutiva di UN Women, ha sottolineato che escludere le donne dalla leadership indebolisce la capacità delle società di affrontare le sfide attuali. Il rapporto invita a rimuovere le barriere strutturali che limitano l’accesso delle donne alla politica e a promuovere riforme per accelerare il cambiamento, sottolineando l’importanza della CSW70 come opportunità per rafforzare la presenza femminile nei processi decisionali.

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