In Myanmar si stanno svolgendo le prime elezioni politiche dopo il colpo di Stato militare del febbraio 2021, che ha interrotto un decennio di transizione democratica. Le votazioni si svolgeranno in tre fasi nel corso di un mese, ma non in tutte le province, poiché quelle controllate dai ribelli sono escluse. Il leader della giunta militare, Min Aung Hlaing, ha dichiarato che si tratta di “elezioni libere e giuste”, mostrando il mignolo macchiato d’inchiostro come prova della sua partecipazione al voto. Tuttavia, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani hanno definito il processo una “farsa”, accusando la giunta di cercare di ottenere legittimità internazionale.

A livello nazionale, sono sei i partiti legati ai militari in competizione, mentre decine di formazioni politiche, tra cui la Lega Nazionale per la Democrazia, sono state sciolte. La leader storica di quest’ultima, Aung San Suu Kyi, è attualmente detenuta con una condanna a 27 anni di carcere per vari reati, tra cui la corruzione. La sua sorte rimane incerta, con il figlio Kim Aris che ha dichiarato di temere per la vita della madre. Il Myanmar, sostenuto da Cina e Russia, continua a essere un paese isolato e impenetrabile.

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