Nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, la navigazione marittima è minacciata non solo da attacchi fisici, ma anche da interferenze elettroniche note come jamming GPS. Negli ultimi giorni, questo fenomeno ha raggiunto livelli allarmanti, con oltre 1.650 navi che hanno segnalato disturbi nei sistemi di navigazione, un incremento del 55% in una settimana. Le immagini della società di intelligence marittima Windward mostrano anomalie nei tracciamenti, con navi che appaiono in posizioni impossibili, come sulla terraferma.
Il jamming GPS interferisce con i segnali radio dei satelliti di navigazione, impedendo ai ricevitori di determinare la posizione delle imbarcazioni. Una tecnica più avanzata, lo spoofing, introduce dati falsi, complicando ulteriormente la situazione. Questo non solo rende difficile il tracciamento delle rotte, ma aumenta anche il rischio di collisioni, poiché il sistema AIS, che si basa sui dati GPS, diventa inaffidabile.
Sebbene non ci siano conferme ufficiali, analisti militari sospettano che l’Iran stia utilizzando queste tecniche per ostacolare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Anche le forze statunitensi e alleate potrebbero impiegare sistemi di jamming per proteggere le proprie operazioni. Questa guerra elettronica rappresenta un ulteriore fattore di instabilità in un’area strategica, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Recentemente, il traffico marittimo nella zona ha subito un crollo, con molti armatori che hanno sospeso o rinviato i transiti. Le interferenze continuano a generare dati incoerenti, lasciando molte navi ferme in attesa nel Golfo di Oman.

