Il primo accordo di cessate il fuoco tra le Forze Democratiche Siriane (SDF), a guida curda, e le forze governative siriane è durato meno di 48 ore. Un nuovo accordo è stato annunciato, ma le aspettative sono basse. Mediato dagli Stati Uniti, il patto avrebbe dovuto garantire una “piena integrazione” dell’amministrazione autonoma del Nord-Est, che controlla circa il 30% della Siria, ma la situazione sul campo è complessa.
Il Rojava, storicamente abitato da curdi, arabi e altre minoranze, ha rappresentato un esperimento di confederalismo democratico, ispirato da Abdullah Öcalan. Tuttavia, la Turchia considera i curdi del Rojava come terroristi, associandoli al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), e ha condotto operazioni militari per sottrarre territorio all’amministrazione autonoma.
Recenti combattimenti hanno visto le SDF perdere il controllo di importanti aree, inclusa Raqqa, ex capitale dell’Isis. Nonostante l’accordo di tregua, le forze di Damasco hanno continuato a combattere, mentre le SDF hanno denunciato attacchi in corso. Elham Ahmad, un alto funzionario curdo, ha affermato che l’accordo non è più valido a causa della mancanza di un cessate il fuoco.
La situazione è ulteriormente complicata dalla fuga di circa 200 miliziani dell’Isis durante i combattimenti, con una quarantina ancora in libertà. Le SDF hanno anche annunciato di essersi ritirate dal campo di al-Hol, dove sono ospitati migliaia di familiari di combattenti dell’Isis, per difendere le loro regioni minacciate dall’esercito siriano.

